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UE-USA, le sanzioni americane all’Iran

L’annuncio di Trump dell’uscita degli USA dal JPCOA (l’accordo sul nucleare iraniano) ha ufficializzato la ripresa delle sanzioni americane verso i persiani.

Tralasciando l’inabilità americana (e israeliana) a dimostrare una ipotetica violazione degli accordi – tenendo conto che in Iran operano, sul terreno, 130 ispettori internazionali –, la questione delle sanzioni americane è più ampia.

Le sanzioni americane scatteranno in prima battuta il 6 agosto sotto forma di provvedimenti finanziari.

In questa prima tranche tutte le istituzioni finanziarie americane dovranno cessare qualsivoglia rapporto con la controparte iraniana, inclusa la Banca centrale persiana. Il governo USA potrà imporre contromisure contro le istituzioni finanziarie sul proprio territorio che hanno contratti, prodotti finanziari o trattative in oro con gli iraniani.

La seconda tranche comincerà il 4 novembre, quando a essere presa di mira sarà l’industria energetica e petrolchimica iraniana. A quel punto, gli USA sperano di tagliare la produzione iraniana di almeno 200.000 barili al giorno, riservandosi il diritto di colpire anche le aziende straniere che con petrolio e gas iraniani hanno cominciato a sviluppare il proprio mercato.

In soldoni? La francese Total, le italiane ENI e Saipem, la tedesca Linde potrebbero essere potenzialmente le più danneggiate.

A completare il quadro, ci sono le sanzioni in trattativa sull’acciaio europeo, ma anche un andamento del mercato petrolifero con prezzo in risalita oltre i 70 dollari. La diminuzione del petrolio iraniano potrebbe portare benefici sia ai sauditi che allo shale oil americano, mentre inficerebbe non poco le economie europee con una ripresa più debole (in primis l’Italia).

L’impatto colpirà inoltre il mercato locale, in particolare l’Iraq, dove l’Iran sta sviluppando joint venture con i partner europei, e la Siria, in cui l’Iran insieme ai partner russi e cinesi sta investendo nella ricostruzione.

In conclusione, le sanzioni non hanno in realtà un beneficio pratico sulla questione iraniana dal punto di vista squisitamente nucleare. Il loro scopo è in realtà triplice:

 

• Arginare l’economia iraniana

l’unica non esclusivamente petrolifera e che può via via sviluppare una stabilità economica extra petrolifera, essendo un mercato a sé stante di non poca importanza (80 milioni di abitanti);

 

• Arginare l’impegno energetico europeo, russo e cinese nel medio oriente

colpendo al tempo stesso le suddette economie;

 

• Mantenere sotto pressione il mercato petrolifero

per controllare i prezzi a favore dei sauditi e degli emiratini, mettendo in minoranza l’influenza di russi e alleati.

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