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Rischi 2019: i 5 protagonisti

Il nuovo anno è iniziato in sordina sui media, dopo la burrascosa approvazione della finanziaria italiana che ha letteralmente occupato per settimana i palcoscenici.

Cosa c’è dunque, all’orizzonte, per i prossimi 12 mesi? Di quali rischi si dovranno occupare dirigenti e politici?

Cominciamo con lo specificare che “rischio” è un termine neutro, da esso può derivare infatti un guadagno come una perdita. Esso è una minaccia o un’opportunità a seconda degli attori che con esso hanno a che fare. Il rischio è, di base, una sfida per qualsivoglia elite si affacci sul palcoscenico nazionale, continentale e globale.

Ecco quindi i rischi di maggior rilievo secondo noi.

  • La debacle di internet, dei big data e dei colossi social. L’opinione pubblica, le classi politiche e le accademie stanno lentamente mettendo a fuoco il problema delle fake news e dei deepfakes. Le contromisure sono ancora deboli, soprattutto perché molti – tendenziosamente o involontariamente – continuano ad applicare due pesi due misure (le fake news sono solo quelle degli altri). Tuttavia la tendenza generale, da parte delle classi medie, è di cominciare a fidarsi sempre meno di internet come mezzo di diffusione di notizie. In particolar modo, questa crisi di fiducia attacca i social media. Questi nel 2019 potrebbero entrare in una crisi molto seria, con la sola eccezione di Instagram. Si moltiplicano inoltre gli studi in ambito accademico circa le alterazioni comportamentali da nuove tecnologie, che quindi “minano” la veridicità dei big data ottenuti dai social.
  • Nuovi shock economici. Si va dalla saturazione del mercato europeo in ambito TelCo, che ha impattato sulle strategie di Samsung, Apple e Huawei, alla guerra commerciale tra USA e CINA. Si passa poi per lo scricchiolare delle banche tedesche e, inevitabilmente, per la Brexit, oramai quasi certamente fondata sul No Deal. Questa potrebbe avere inaspettati impatti sulla Borsa Italiana (fusa con la britannica London Exchange). In questo contesto le strategie e le scelte in ambito UE saranno fondamentali per reggere ad una nuova, potenziale crisi globale. La capacità di sviluppare un approvvigionamento energetico, di affacciarsi su nuovi mercati slegandosi dagli USA (quindi Iran, Cina, Nord Africa e UEE) e di sviluppare una propria difesa saranno fondamentali per “conservare” lo status quo.
  • Polveriera Israele: già, non Medio Oriente. Con l’Arabia Saudita “congelata” dai fallimenti in Yemen e una silenziosa guerra per estromettere il Principe Bin Salman dal potere, una Siria quasi pacificata dalla presenza russa (e con ambasciate del Golfo in riapertura) e una Turchia più accomodante pur di limitare il consenso verso i curdi, Israele e le sue elezioni saranno il vero rischio dell’area. Nel caso di una vittoria molto a destra, una nuova aggressione verso il Libano e un presidio militarmente più assertivo verso la Siria potrebbero essere all’ordine del giorno.

  • Immigrazione e terrorismo: con Frontex che certifica il crollo del 92% degli ingressi in Europa (-80% per la rotta sull’Italia), il problema è ben lontano dall’esaurirsi, anzi. Se ne pagheranno le conseguenze sulla media distanza. Il 2019 sarà l’anno in cui, se le condizioni del Nord Africa e del Maghreb non miglioreranno (in ambito sociale ed economico) massicciamente, le ideologie jihadiste si diffonderanno a macchia d’olio, sia nella tormentata Libia, sia nei paesi limitrofi, in particolar modo Algeria e Marocco.

  • Ucraina e Russia: finché la UE non deciderà di imporsi “neutralizzando” l’Ucraina ed impedendo a russi e statunitensi di confrontarsi, lo spettro di una crisi militare di proporzioni importanti non si può escludere. L’inserimento in loco di consiglieri militari e mercenari statunitensi a supporto degli estremisti integrati nell’esercito ucraino è una miccia pronta a far scoppiare una guerra che potrebbe essere ben più dannosa rispetto a quanto visto in Georgia. Sta all’Unione Europea fare in modo che i russi raffreddino i bollenti spiriti, da una parte tagliando le gambe all’estremismo di destra ucraino e dall’altra facendo rimangiare agli statunitensi il “fuck the EU” di qualche anno fa.

E le elezioni europee? Sono un rischio?

Meriterebbero un capitolo a parte, ma certamente non rientrano tra i maggiori rischi. Per due motivi. In primis perché difficilmente i partiti antisistema riusciranno ad acquisire una maggioranza al parlamento europeo. In seconda istanza perché lo spettro di una brexit con No Deal ed eventuali conseguenze disastrose potrebbero ritorcersi contro quelle stesse forze antisistema.

Sarà un anno al cardiopalma.  

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