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Mitigazione del Rischio: se non succede nulla, non vuol dire che tutto va bene.

Il verificarsi di disastri con alto numero di vittime porta sempre più spesso alla ribalta gravi carenze nella gestione quotidiana delle imprese. Le conseguenti e doverose indagini della Magistratura evidenziano infatti omissioni più o meno consapevoli di precetti giuridici che, se rispettati, avrebbero limitato o addirittura escluso i danni.

Accade insomma come l’analisi ex post dei motivi che hanno portato all’evento evidenzi carenze nella prevenzione che, se svolta ex ante, avrebbe indicato le inevitabili, perché frutto di fallaci attività umane,manchevolezze esistenti in azienda.

Sia ben chiaro per evitare fraintendimenti: se non succede nulla, non vuol dire che tutto va bene. Vuol dire semplicemente che oggi è andato tutto bene; che oggi, e per i motivi più disparati, non si è realizzata quella causa da sola sufficiente per realizzare l’effetto.

Mitigazione del rischio

Ora è il caso di sfatare un altro mito, quello delle soluzioni infallibili. Non esistono strumenti in grado di annullare il rischio evento perché il mondo naturalmente evolve e le minacce evolvono anch’esse, moltiplicandosi. Chi sostiene il contrario è semplicemente un illuso o, nel peggiore dei casi, un truffatore. E non so quale sia la peggiore tra le due categorie.

Non ci sono soluzioni dunque? No, le soluzioni esistono, ma costano, sia in termini economici, sia soprattutto di impegno intellettuale, ed è quest’ultimo il più gravoso perché impone il compimento di attività non routinarie. Trovare una soluzione richiede un’attività complessa. Bisogna riconoscere l’esistenza di un problema percependolo come tale; avere la volontà di limitarlo; cercare e trovare gli strumenti idonei; tentare più volte fronteggiando gli scontati fallimenti; ritornare sul problema già limitato.

Che ci si creda o no, l’esperienza personale ha dimostrato che le attività più difficili sono la prima e soprattutto l’ultima. La prima, perché spesso il problema c’è, ma non viene percepito né in senso assoluto, né in senso relativo. La seconda perché ci si culla nell’illusione di aver eliminato la causa. Ma senza comprendere ciò che è stato detto prima, e cioè che si è eliminata solo la causa percepita. Tutte le altre cause continueranno invece a nostra insaputa a esistere e a evolvere sino a quando (forse) verranno a loro volta sottoposte ad attenzione.

Tuttavia se le cause evolvono, per sperare di riconoscerle non si può che continuare a evolvere noi stessi, unica strada per la mitigazione del rischio. Bisognerà investire tempo e risorse utilizzando strumenti già esistenti, anche se potranno sembrare statici. In realtà non lo sono, ma lo sembreranno perché li abbiamo a ciò condannati noi stessi credendoli inefficaci. Non sono inefficaci, ma solo inadeguati. Se una volta assolvevano i loro compiti (cioè erano efficaci), è solo a causa del mancato aggiornamento che hanno cessato la loro funzione diventando così carenti.

Certo, è un’attività continua, lunga e faticosa che comporta notevoli impegno e sacrificio, sia in campo economico che intellettuale. Tuttavia è l’unica veramente pagante sulla lunga distanza nell’ottica di una governance e una mitigazione del rischio come delle minacce.

Riprendiamo dunque l’abitudine di vedere lontano (strategia) senza perdere di vista il quotidiano (tattica) perché, parafrasando un celebre poeta, ciò che avverrà nel futuro dipende principalmente da ciò che si fa nel presente.

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