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L’importanza di spiegare

Ogni giorno nel mondo accadono eventi che richiedono risposte.

Sarebbe altresì necessario, ma anche auspicabile, che a essi venga data anche una spiegazione, e che questa sia il più possibile obiettiva.

Molto spesso le prime sono fornite dalla politica, che però tende ad agire “di pancia” badando principalmente a ciò che l’uditorio, e quindi l’elettore, vuole sentirsi dire. Si tratta di risposte che per così dire “fotografano” ciò che è avvenuto, generalmente rassicuranti per i più, ma prive del rapporto causa-effetto, prive cioè degli elementi che consentono di capire il perché dell’avvenimento e quali potranno essere le conseguenze.

Prive quindi di quel processo efficacemente sintetizzato dalla parola “spiegazione”.

Ma a chi è demandato il compito di spiegare?

È poi così necessario? È opportuno che la spiegazione sia il più possibile obiettiva?

Fino a qualche anno fa la risposta alla prima domanda sarebbe apparsa scontata, visto che il buon senso avrebbe suggerito di far assolvere il compito a chi ha le necessarie competenze per farlo, e quindi a chi dispone della conoscenza.

Di questi tempi invece è necessario chiarirlo, anzi ribadirlo: la spiegazione di un fatto può – deve – essere fornita da persone competenti nel settore specifico.

Le successive questioni poste meritano entrambe una risposta affermativa.

Sì, è necessario spiegare. È necessario per inquadrare la vicenda nel giusto contesto storico, sociale, geografico, culturale, antropologico; ma è soprattutto necessario per evitare, o almeno limitare, che quanto avvenuto – se negativo – si ripeta. In breve, è necessario per evolvere, attraverso l’analisi delle cause che hanno portato all’evento e i prevedibili effetti che potranno palesarsi.

Imprescindibile infine resta il carattere dell’obiettività, da ricercare in primo luogo separando i fatti storici dalle opinioni e poi confrontando tra loro più fonti, indiscutibili per comprovata attendibilità.

In sintesi, ci si abitui dunque a ricercare sempre la conoscenza non solo dei semplici fatti, ma soprattutto delle ragioni che li hanno provocati e dei loro effetti, così da poter efficacemente  fornire il proprio contributo alla crescita culturale del Paese.

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