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Intelligence per il mondo moderno

Che cosa vuol dire Intelligence, oggi?

Da un mondo liquido, come lo definì Bauman, in costante e veloce evoluzione, in cui l’informazione è tutto, oggi viviamo una situazione in cui è problematico distinguere le informazioni e utilizzarle correttamente.

Si è sviluppato sempre più quel fenomeno che in ambito Intelligence si chiama noise, rumore. Si hanno troppe informazioni, talvolta contraddittorie, non pertinenti, spesso false o imprecise. Mentre il mondo correva incontro alla produzione massiva ed estesa di informazioni (vedi internet e nuovi media),  Stati e Aziende mancavano di rilevare l’importanza di competenze specifiche e risorse umane, volte all’analisi di questi impressionanti flussi informativi.

Sempre più spesso, le decisioni nelle stanze dei bottoni vengono prese senza la necessaria conoscenza e consapevolezza dei contesti.  Contesti non solo intesi come presente, ma anche come possibile futuro, con tutte le conseguenze del caso.

La moda degli ultimi mesi sono state le fake news, le post verità.

La liquidità post-moderna, svestita dell’ottimismo del passato trentennio, si è vestita dell’incapacità di decidere dopo aver analizzato, di agire dopo aver opportunamente pianificato, di creare strategie complesse. Azioni dettate dalle contingenze, volte al breve termine, unite all’incapacità degli analisti, (vedi  Brexit ed elezioni americane), impediscono di capire le realtà in atto.

Intelligence, nel mondo attuale, significa per qualsiasi attore, a qualsiasi livello, dominio dell’informazione. Tale dominio si ottiene, certo, attraverso lo sviluppo di opportune strutture (che noi chiamiamo Unità di Ricerca e Analisi) e tecnologie, ma non solo. Occorre orientarsi alla selezione e all’evoluzione delle necessarie competenze, alla capacità di comparazione, analisi, ricerca e discriminazione dei flussi informativi. Ossia, oggi va dato valore alle attività di Intelligence in cui la priorità non è la tecnologia, ma l’analista, la componente umana.

Intelligence, oggi, è la capacità di discriminare le informazioni, analizzarle, metterle a disposizione del decisore, per un processo decisionale serrato, rapido, efficiente.

Tanto vale per le istituzioni quanto per le aziende. Per queste ultime l’Intelligence non può più fermarsi alla mera business intelligence, né al risk management inteso in senso esclusivamente finanziario. Né può sottostare alla sola ottica della sicurezza. Essa va evoluta fino a coprire tutto il campo d’azione di una moderna Corporate a proiezione europea e globale, anticipando e comprendendo ogni scenario in cui l’azienda si muove, dai rapporti con gli stakeholder  all’esposizione ai nuovi mercati.

Conoscere le persone, i contesti geografici, le culture, le normative, e prevedere le evoluzioni, i rischi, le minacce, le opportunità: in sostanza, conoscere per decidere.

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