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Hezbollah: Storia del Partito di Dio

In aggiunta Hezbollah esortava a dare maggiore risalto al ruolo della donna e all’unicità del nucleo familiare, considerato la base per “la costruzione di una società di pace”. La donna non doveva essere considerata come una merce o come “strumento per la pubblicità”, bensì asse portante per la sopravvivenza di una società retta e giusta: il suo è un ruolo fondamentale. Bisogna sottolineare come, in linea con il programma del 1992, Hezbollah tendesse ancora una volta a concentrarsi su problematiche largamente riconosciute e condivise, adottando un atteggiamento forse sorprendente per quello stereotipo di organizzazione militare o formazione terroristica che spesse volte gli viene affibbiato. Tale stereotipo si rivela falso ed infondato alla lettura di piani pensionistici, riforme carcerarie, rimboschimento, “salvaguardia delle risorse idriche”, “creazione di dighe” e “bonifica dei terreni al fine di aumentare le aree agricole”. Ancor di più sorprendentemente, se partiamo dal preconcetto secondo cui Hezbollah sarebbe esclusivamente un soggetto illiberale e dedito a politiche di violenza, troviamo un intero paragrafo (composto a dire il vero da poco più di quattro righe) dedicato al concetto di libertà ed in particolare al rispetto di “ogni libertà di credo, sindacale e politica, come la libertà nella pratica dei precetti e dell’educazione religiosa e nel compimento delle sue azioni”.  […] Non trova dunque riscontro l’idea di un Partito di Dio poco attento alla realtà del suo Paese o completamente etero-diretto dagli uffici iraniani.

I pregi di quest’opera sono molti. Il primo, fondante tutto l’impianto diremmo accademico, è che l’autore non utilizza esclusivamente materiale indiretto: grazie alla propria preparazione, infatti, traduce direttamente i documenti emessi da Hezbollah e fonda la propria tesi sulle interviste con alcuni dei più vecchi e radicati protagonisti del movimento.

Ma non solo: lungi dall’essere tendenzioso, l’autore analizza minuziosamente la storia del Partito di Dio. Non ne nega le radici khomeiniste, ma individua la peculiare evoluzione indipendente e il carattere eminentemente nazionalista e libanese.

Hezbollah, fondato nel 1985 e nato per la Resistenza contro l’invasione israeliana e coinvolta nell’ultimo scontro 9 anni fa, è oramai una componente imprescindibile del paese e – a dispetto del tribunale per l’omicidio di Hariri, è e rimane un protagonista il cui consenso non viene più solo dalle fasce sciite della popolazione: nella guerra del 2006 Hez incassò infatti il supporto di buona parte della popolazione cristiana, sunnita e drusa, nonché di ampie fasce della classe politica e il quasi totale supporto ideologico da parte dell’Esercito Libanese. Il rifiuto netto, dal 1992 ad oggi, di disarmare le sue milizie da parte dell’establishment libanese è un riconoscimento non della sua forza militare, ma soprattutto della sua importanza sociale e politica.

Il libro di Di Donato sviscera ampiamente la storia e l’evoluzione dei programmi di Hezbollah, fino al secondo manifesto, evidenziandone i lati palesemente contraddittori rispetto alla propaganda che Usa e Israele producono, dipingendo Hezbollah alla stregua di movimenti solo apparentemente paralleli come Hamas.

Un’opera sicuramente importante per capire quel trittico fondamentale nel medioriente odierno, composto da Libano/Hezbollah, Siria e Iran, soprattutto alla luce dei nuovi sviluppi come il deal nucleare iraniano e l’entrata in guerra della Turchia.

Unica critica quella all’analisi sul fenomeno del martirio, che ha sicuramente due pregi, quello di essere presente e quello di avere una forte componente analitico-psicologica, ma che sicuramente risulta “incompleta” da molti punti di visti, non ultimi quelli socio-antropologici.

Marco Di Donato, laureato presso la Facoltà di Studi Arabo-islamici e del Mediterraneo dell’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, con una tesi di natura sperimentale sui movimenti di resistenza islamisti. Dottore di ricerca in Scienze Politiche, attualmente è parte dell’unità di ricerca dell’UNIMED – Unione delle Università del Mediterraneo.

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