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Fuck the EU! Perché il ritiro dall’INF è un ricatto USA all’Europa

La rottura dell’INF

Il primo Febbraio l’amministrazione Trump ha annunciato l’uscita degli USA dall’Intermediate-range Nuclear Forces Treaty. Parliamo del trattato che regolava la rimozione e distruzione di tutti i vettori capaci di trasportare una testata nucleare e che avessero una portata tra i 500 e i 5500 km, specificatamente con lancio da terra.

Il 2 Febbraio la Federazione Russa ha risposto ritirandosi a sua volta, pur dichiarando che non avrebbe schierato missili se non in risposta ad eventuali mosse statunitensi.

Ma perché citare l’infelice frase di Victoria Nuland (ex assistente Segretario di Stato per gli affari europei e l’Eurasia) del 2014 a proposito dell’Ucraina?

La mossa americana è di per sé causata da un concatenarsi di elementi, al cui centro però spicca la necessità di tornare ad una sorta di militarizzazione dell’Europa.

Problematiche

Vediamo innanzi tutto alcune problematiche intrinseche dell’INF. Il trattato, siglato nel 1987, aveva infatti dei limiti palesi dovuti al suo non aggiornamento. In primis copriva solo i vettori terra-aria, e non quelli lanciabili dal mare e dall’aria. Inoltre il suo mancato aggiornamento ha comportato delle “scomodità” per i due aderenti, poiché limitava entrambi rispetto alle nuove potenze emergenti, in particolare la Cina.

Non sono ovviamente mancate le recriminazioni: per i russi gli USA hanno violato lo “spirito” del trattato con lo sviluppo di droni. Ma anche attraverso il famoso “scudo antimissili” che a detta dei russi ha un potenziale offensivo in palese violazione del trattato.

Per gli americani i russi hanno violato il trattato sviluppando vettori lanciabili dal sistema Iskander, schierato per altro nell’enclave europea di Kalinigrad (i designati NATO RS-26, SSC-7 e SSC-8.

In entrambi i casi vi sono negazioni e prove consistenti non sono state portate di fronte ad alcun organismo internazionale.

E l’UE cosa c’entra?

De facto, il grosso problema da parte della Russia comincia con la penetrazione americana in Ucraina, mentre per gli statunitensi il punto è proprio il decadere dell’atlantismo europeo. Nasce, in sostanza, già dall’amministrazione Obama, il dover riportare l’UE, e il mercato europeo, all’interno di parametri controllabili. Fondamentale è, per il dominio USA, ostacolare ogni saldatura eurasiatica e, in particolare, tra Germania e Russia.

Fallito ogni tentativo diplomatico ed economico con Obama, accentuatasi la frattura atlantica con l’amministrazione Trump, si è seria la possibilità di un esercito europeo in alternativa alla Nato. Quest’ultima equivale alla totale indipendenza dagli Stati Uniti e da quello strumento di controllo globale militare che è la NATO.

Ultima opzione? Rompere l’INF per rendere più credibile l’incredibile: il ritorno alla minaccia dell’Orso asiatico e alla guerra fredda, dando un letterale ultimatum agli alleati. Ovvero: senza l’INF o tornate sotto la cupola difensiva americana, o sarete soli.

Insomma, un palese ricatto.

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