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Dallo SWIFT alla dedollarizzazione il passo è breve

La notizia è una di quelle che non attirano l’attenzione dalla stampa generalista, specialmente ad agosto. Il ministro degli esteri tedesco Haiko Maas ha evocato la creazione di sistemi di pagamento alternativi a quelli americani:

“For that reason it’s essential that we strengthen European autonomy by establishing payment channels that are independent of the US, creating a European Monetary Fund and building up an independent Swift system”

Facciamo un passo indietro. COS’è SWIFT?

Giuridicamente la SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) è una società privata belga, cui aderiscono oltre 10000 istituti finanziari da (quasi) tutto il mondo.

Il sistema SWIFT è uno standard interbancario internazionale per i movimenti di denaro, che si appoggia a una rete (SWIFTnet) per la trasmissione degli ordini di pagamento. Di per sé SWIFT non manipola il denaro, ma fornisce un sistema interoperabile, sicuro, affidabile e neutrale.

Ora, benché la SWIFT non gestica direttamente i flussi finanziari, il suo ruolo strategico, economico quanto politico, è evidente. E il peso delle banche americane anche. Non è un caso che le banche iraniane siano state escluse nel 2012 in seguito alle sanzioni europee. E che nel 2014 gli USA avessero minacciato l’esclusione di quelle russe. Proprio dalla crisi ucraina del 2014 i russi hanno tratto le loro conclusioni e sisono orientati verso l’affrancamento da SWIFT, giudicato non più neutrale e percio’ inaffidabile.

A partire dal 2016 il sistema SPFS (alternativo a SWIFT) e il sistema Mir, (alternativo a Visa/Mastercard) permettono alle banche russe di mantenere piena operatività anche nello scenario di una disconnessione forzata da SWIFT. E i russi sono in buona compagnia. La Cina ha sviluppato il sistema CIPS nel 2015, e il problema dell’uso politico dello SWIFT è stato ed è oggetto di apprensione per tutti i BRICS. La debolezza principale di queste alternative è il numero relativamente basso di istituti finanziari a esse connessi. Uno standard è tale quanto più è adottato da tutti: ma, per l’appunto, si ritorna alla dimensione politica.

Chiaramente anche le mosse russa e cinese hanno un valore politico

La revisione del sistema SWIFT è stata l’occasione per accelerare sulla via del progressivo abbandono del dollaro come valuta internazionale. Così, il goffo tentativo di “isolare la Russia” sembra che stia producendo come effetto secondario quello di lasciare l’iniziativa alla Russia, e conseguentemente di “isolare l’Occidente”. E “dedollarizzazione” significherebbe per gli USA non soltanto perdere terreno sul piano del controllo globale, ma anche far fronte a un alto rischio per l’economia domestica, per le conseguenze potenzialmente recessive di una riduzione della domanda di moneta. Priva di proiezione “imperiale” in campo economico, l’economia americana si espone al rischio rallentamento.

Che la Russia e la Cina tentino di modificare l’ordine mondiale non stupisce, ma è significativo che anche la Germania si muova in questo senso. Le divergenze euro-americane sull’Iran sono il motivo di questa accelerazione. Dal 4 novembre le sanzioni americane obbligheranno verosimilmente la SWIFT a escludere l’Iran dal circuito. E così le banche europee per operare scambi finanziari con istituti iraniani dovranno ricorrere al vecchio e opaco sistema degli hawala.

Benché non titolato a parlare di economia, il ministro Maas è portavoce dell’insofferenza del mondo produttivo tedesco ed europeo alla strategia americana delle sanzioni e della russofobia. Ora, che in Germania si stia pensando a creare uno SWIFT alternativo, o che si consideri l’opportunità di diversificare e utilizzare anche il SPFS e il CIPS è irrilevante.

Il divorzio tra la prima e la quarta economia al mondo è nell’aria. Il sacrificio degli interessi economici nazionali sta diventando troppo oneroso per la Germania. E non è più ricompensato da un’America priva di una credibile strategia globale.

 

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