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Consulenza di Intelligence: oltre le mode.

La consulenza, oggi, è fatta di mode.

Come quasi tutti i mercati essa si è orientata negli ultimi 5 anni, o meglio si è sbilanciata, sul “dover vendere”.

Vendere è il fine, e come nella più classica lettura (deteriorata) del machiavellico il fine giustifica i mezzi, si utilizzano paroloni di cui, spesso, non si ha seria comprensione.

Un paio di anni fa andava di moda resilienza. Casualmente un buon 99% dei colleghi (anche al di fuori dell’ambito specifico della security) con cui mi sono trovato a parlare, non aveva la più pallida idea degli ambiti specifici che ne avevano definito le caratteristiche portanti; si tratta, vale la pena ricordarlo, di biologia, psicologia e teoria dei sistemi.

Questo dover utilizzare paroloni si trasmette poi dai consulenti alle aziende. Diventa un gigantesco loop, un copia/incolla molto simile a quello che si vede nel deterioramento del sistema giornalistico globale. In pratica copio e incollo senza avere una comprensione effettiva di ciò che copio, e mi disinteresso anche del controllarne la veridicità.

Eppure le parole sono importanti e se per vendere utilizzo una parola vuota – perché non ne conosco la provenienza – è inevitabile che ciò che sto vendendo è, a tutti gli effetti, una scatola priva di contenuto.

In semiologia si parla di Significante (nel nostro caso la parola) e di Significato (il valore che essa rappresenta, per così dire). Comprereste un prodotto da chi non sa come è composto quel prodotto? Ecco, dietro la moda delle parole nella consulenza c’è questo vuoto, una mancanza di significati reali.

Questo fenomeno, chiamiamolo deterioramento, avviene a più livelli. Da una parte le consulenze più specificatamente tecniche vendono a più non posso l’ultima moda. Quello che si è ottenuto negli ultimi anni? Buttare dozzine di migliaia di euro in ambito IT, hardware soprattutto, a due anni di distanza surclassato dal Cloud. Consigliato dalla medesima azienda di consulenza. Dall’altra le consulenze strategiche mancano di ancoraggio al reale (strategia è una delle parole andate di moda nella consulenza e nel management di cui quasi nessuno conosce il vero significato).

Si può parlare di costo necessario per “essere sempre più aggiornati”? No, si tratta di costi derivanti dal non avere una visione di lungo termine. E dal non aver selezionato adeguatamente consulente e dirigente.

La moda dell’Intelligence.

Oggi una delle mode in ambito security è l’Intelligence. Insieme a molte altre, come la TravelSec. Mio malgrado, tra le preferite vi sono l’OsInt e la SocMint. Come funghi, da 3 anni a questa parte, sono saltati fuori gli esperti di Intelligence. Guarda caso, la loro preferita è l’OsInt, l’Intelligence sulle fonti aperte. Che – 99 volte su 100 – riducono a una banale rassegna stampa.

Una rassegna stampa non è OsInt.

Provenire da FF.AA. e FF.OO. non comporta automaticamente competenze in ambito Intelligence.

Aver frequentato un master in security&intelligence fatto da persone che non hanno mai fatto Intelligence neanche.

Per fare Intelligence servono esperienze e competenze. Intelligence significa masticare in primis  nozioni di molte discipline diverse*. E avere intelligenza (e di quest’ultima, ne serve molta). Per farla bene, poi, serve anche molto talento.

Soprattutto, chi fa davvero Intelligence sa che non può permettersi di smettere di studiare e imparare cose nuove. L’Intelligence – nome non casuale – è un processo di costante apprendimento, fatto soprattutto di previsioni errate, di errori e di lezioni imparate.

Guardate negli occhi i vostri supposti consulenti di Intelligence (quale che sia: OsInt, Business Intelligence, Brand Intelligence, ImInt, Cultural Intelligence, etc.).

Se si accontentano delle schede paese provenienti da chicchessia, di Intelligence non sanno nulla.

Se non stanno annegando tra report, papers, libri e giornali, non sanno nulla di Intelligence.

Se non si circondano di collaboratori che li contraddicono, non sanno nulla di Intelligence.

Se si rifiutano di darvi ragione, quando ritengono che non l’avete, non sanno nulla di Intelligence (ma questo dovrebbe farlo qualsivoglia consulente, non solo quelli di Intelligence).

Se non vi chiedono di essere più specifici, ma lungimiranti, non sanno nulla di Intelligence.

Se non si aggiornano costantemente su cosa accade nel mondo, non sanno nulla di Intelligence.

Questo perché l’Intelligence va oltre le mode: essa non è un prodotto che si può modificare in base alle necessità di vendita; non è per i privi di lungimiranza e piglio strategico; non possono farla tutti (anzi); ha, soprattutto, il compito di dire come stanno le cose, senza ridurle fino alla falsità (perché la riduzione della complessità diventa falsità).

Viviamo in un mondo che ogni giorno di più comporta problematiche la cui risoluzione è tutt’altro che semplice. Se il vostro consulente vi propone soluzioni facili, a maggior ragione se è un consulente di Intelligence, vi sta sostanzialmente vendendo una scatola vuota.

Un vero consulente, soprattutto d’Intelligence, dovrebbe sempre dire: “la situazione è un po’ più complessa” (cit.).

*: molte di queste, per altro, di tipo umanistico.

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