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Congiure e complotti – Da Machiavelli a Beppe Grillo

I vaccini causano l’autismo. Le scie chimiche. I servizi deviati. La P3. L’11 Settembre False Flag. I savi di Sion. I comunisti. I massoni. Gli ebrei. Bilderberg. Rothschild. I rettiliani.

Potremmo continuare questa lista per i prossimi 4 mesi, tanta è la varietà di teorie complottistiche contemporanee in costante aumento grazie a quella micidiale cassa di risonanza che sono i social network. A fronte di tale micidiale, esponenziale, inarrestabile aumento, poco riesce a fare la voce della comunità scientifica contro la deriva antivaccinista, e forse altrettanto insufficiente sarà quest’opera, ma era davvero necessario un volume che affrontasse il complottismo nel suo insieme e nella sua dimensione storica. Perché lungi dall’essere un semplice delirio mediatico, il complottismo è una modalità esistenziale che diffondendosi sta danneggiando la società in tutte le sue dimensioni: dalla salute pubblica alla capacità di produrre “buon senso” e quindi indirizzare le decisioni (anche dello Stato). Insomma, il complottismo nuoce gravemente alla società nel suo insieme.

Il complottismo, come evidenzia l’introduzione al volume, è diffuso: non è più un’esclusiva delle società paranoidi figlie della tirannide, e non è un’esclusiva delle società retrograde. Anzi, è il prezzo che la modernità paga agli uomini per aver essa ecceduto nelle sue promesse: in primis quella di rendere finalmente trasparenti i rapporti sociali e quella di offrire una risposta finalmente plausibile e razionale a qualunque evento o fatto, arrivando così ad abolire dalla storia il misterioso, l’accidentale e l’imponderabile. Il problema è che dove non è riuscita ad arrivare la ragione dei moderni, colpevolmente incurante dei propri limiti oggettivi, si è spinta la fantasia dei costruttori di trame, che di limiti sembrano non conoscerne (oltre a mancare del più elementare buon senso).

Serviva un volume simile perché era necessaria – imprescindibile diremmo – la distinzione tra i fatti e le presunzioni, tra la storia e la fantasia. Distinzione che sia in introduzione che nel primo saggio, Alessandro Campi porta sull’opposizione tra complotti e congiure:

i primi sono appunto elaborazioni mentali, teorie o ipotesi le quali si cerca di dare un senso razionale a eventi o episodi della storia che non riusciamo a spiegare sulla base delle conoscenze e delle informazioni di cui disponiamo. Le seconde sono una modalità – antica come il mondo – di lotta politica e di lotta per il potere,
che è un po’ la misura, la differenza, nel parlare di “complotto Bilderberg” e di “funzionamento e influenza di specifiche lobbies finanziarie”.
Ma se le differenze sono così ovvie razionalmente, perché c’è questo esponenziale aumento delle teorie del complotto? La risposta dei curatori è secca e semplicemente innegabile:

Ragionare in termini di complotti, ecco il punto, offre una risposta semplice e appagante agli enigmi, alle contraddizioni, agli accidenti che la storia porta inevitabilmente con sé e che senza questa chiave di accesso rischiano di restare tali e senza una soluzione, producendo in chi li osserva (e magari ne subisce le conseguenze) frustrazione e un senso di impotenza. Serve anche a dare ragione di un’esperienza che la maggioranza degli uomini da sempre condividono: la nostra capacità di incidere sul corso della storia e di influenzare i processi decisionali è in effetti minima e residuale.

Il volume comprende vari interventi:

Congiura o complotto? Una distinzione analiticamente e storiograficamente necessaria (A.Campi), che integra l’introduzione e definisce semanticamente la questione.
Il mito politico della cospirazione universale (R. Girardet), che ha fatto pensare lo scrivente non poco a Psicologia delle folle, e che comprende richiami antropologici di valore, legati anche al mito e alla sua applicazione in “politica”.
Lo stile paranoico nella politica americana (R. Hofstadter), saggio di mezzo secolo fa, ma decisamente pregnante (e qui lo scrivente ha ripensato ad alcuni spunti nel pensiero di De Tocqueville sulla democrazia americana).
Una fonte machiavelliana in materia di cospirazioni e trame segrete: Erodoto e la congiura dei sette contro il falso Smerdi (A. Campi) che torna sulla lezione machiavelliana di cui anche all’ultimo intervento di Varasano.
Dall’arte della congiura alla riproducibilità tecnica del complosso (R. Valle), che muove anch’esso dalla lezione machiavelliana, per arrivare al complottismo del XXI secolo passando per Protocolli dei savi di Sion e Lenin.
Critica della ragion complottista: il caso 11 settembre (V. Coralluzzo), cui non possiamo negare una menzione speciale per citazioni a cui non potevamo non affezionarci:

la parola chiave è “dovuto”. Una delle caratteristiche dei teorici del complotto è la fiducia assoluta che mostrano nell’efficienza americana. Molti di loro partono anzi da un assunto razzista, che si riscontra in certi loro scritti, per cui gli arabi non avrebbero mai potuto portare a termine un attentato simile. Di contro, credono che i dispositivi militari americani operino come dicono gli addetti stampa del Pentagono e i rappresentanti di commercio delle industri d’armamenti. […]
Ma i teorici del complotto, si domanda opportunamente Cockurn,
hanno mai letto un libro di storia militare? Se lo avessero fatto, avrebbero appreso che anche le operazioni pianificate con la più grande cura – a maggior ragione quando si tratta di anticipare una risposta a una minaccia senza precedenti storici – falliscono per ragioni legate alla stupidità, o alla vigliaccheria, o a qualche altro difetto della natura umana.
Chiude l’intervento magistrale di Leonardo Varasano, L’ossessione italiana per i complotti: da Machiavelli a Beppe Grillo, che rappresenta una sorta di “antropologia del complottismo italiano”, muovendo da quanto già evidenziato oltre un secolo fa dal De Sanctis e che poggia su un impressionante mole di articoli della stampa odierna.

In conclusione, chi ha a cuore il buon senso della società e dell’opinione pubblica, non può non concedersi la lettura di questo testo, che va anzi diffuso il più possibile. Il complottismo non è una moda passeggera, né qualcosa di innocuo. Il complottismo, va ribadito, nuoce gravemente alla salute della società, in particolar modo quella europea.

Vaccinatevi contro di esso con questo volume.

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